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Camminare a piedi sui nostri tratturi: tappe, soste e ricoveri

Camminare a piedi sui nostri tratturi: tappe, soste e ricoveri

<strong>I tratturi del Molise sono antiche strade d’erba percorse per secoli da pastori, greggi, commercianti e viaggiatori.</strong> Oggi rappresentano un patrimonio storico e paesaggistico straordinario, ideale per chi desidera camminare lentamente, attraversando campagne, boschi, altopiani e piccoli borghi.

Camminare a piedi sui nostri tratturi: tappe, soste e ricoveri

Percorrere un tratturo, però, non significa affrontare un normale sentiero turistico. Alcuni tratti sono ben visibili, altri sono stati occupati dalla vegetazione, attraversati da strade moderne o inglobati nei terreni agricoli. Per questo una camminata deve essere preparata con attenzione, scegliendo tappe adeguate e verificando in anticipo dove mangiare e dormire.

Che cosa sono i tratturi?

I tratturi erano grandi vie utilizzate soprattutto durante la transumanza, lo spostamento stagionale delle greggi dalle montagne dell’Abruzzo e del Molise verso i pascoli più miti della Puglia.

Non erano semplici sentieri. I grandi Regi Tratturi potevano raggiungere una larghezza considerevole e funzionavano come vere e proprie autostrade verdi. Accanto al percorso principale esistevano tratturelli, bracci di collegamento, fontane, abbeveratoi, taverne, chiese rurali, masserie e aree destinate alla sosta degli animali.

Il Molise conserva ancora numerose tracce di questa rete. Tra i percorsi più conosciuti troviamo:

  • il Tratturo Pescasseroli-Candela;
  • il Tratturo Castel di Sangro-Lucera;
  • il Tratturo Celano-Foggia;
  • il Tratturo Centurelle-Montesecco;
  • il Tratturo Ateleta-Biferno;
  • diversi tratturelli e bracci di collegamento interni.

La Via del Tratturo da Pescasseroli a Campobasso

Uno dei cammini più interessanti permette di partire da Pescasseroli e arrivare a Campobasso, seguendo in parte gli antichi tracciati della transumanza. Il percorso completo misura circa 115 chilometri ed è normalmente suddiviso in sei tappe.

Prima tappa: Pescasseroli – Villetta Barrea

Distanza indicativa: 19,5 chilometri
Tempo medio: circa 6 ore

È una tappa montana molto panoramica, immersa nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Si attraversano ambienti boschivi e zone vicine a Opi, Val Fondillo, Civitella Alfedena e al lago di Barrea.

Il percorso presenta salite e discese e richiede un minimo di allenamento. Villetta Barrea rappresenta un buon punto di arrivo perché dispone di strutture ricettive e servizi.

Seconda tappa: Villetta Barrea – Villa Scontrone

Distanza indicativa: 17 chilometri
Tempo medio: circa 5 ore

Si costeggia inizialmente il fiume Sangro e il lago di Barrea, passando vicino al borgo di Barrea e proseguendo verso Alfedena. Il cammino alterna sentieri, mulattiere e brevi tratti su strada.

La zona di Villa Scontrone è tranquilla e suggestiva, ma è bene prenotare il pernottamento prima della partenza.

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Terza tappa: Villa Scontrone – Roccasicura

Distanza indicativa: 26 chilometri
Tempo medio: circa 7 ore

È una delle tappe più lunghe e impegnative. Si raggiunge il Ponte della Zittola, storico punto di passaggio tra Abruzzo e Molise, e si entra nel territorio molisano.

Vicino alla Zittola si trovavano luoghi di sosta e scambio utilizzati dai pastori. Il cammino prosegue attraverso il territorio di Rionero Sannitico e Forlì del Sannio, tra altopiani, strade rurali e antiche mulattiere.

Per questa tappa è particolarmente importante avere una traccia GPS aggiornata, acqua sufficiente e una sistemazione già prenotata a Roccasicura o nei paesi vicini.

Quarta tappa: Roccasicura – Civitanova del Sannio

Distanza indicativa: 18,5 chilometri
Tempo medio: circa 6 ore

Da Roccasicura si ritorna sul tratturo attraversando prati, pianori e strade rurali. Si raggiunge Pescolanciano, paese cresciuto proprio lungo il tracciato tratturale, dominato dal suo caratteristico castello.

Il percorso continua verso Chiauci, costeggiando in parte il lago, per poi scendere verso Civitanova del Sannio. Fontanili, cippi in pietra e ampi prati ricordano ancora il passaggio delle greggi.

Quinta tappa: Civitanova del Sannio – Castropignano

Distanza indicativa: 16 chilometri
Tempo medio: circa 5 ore

Il cammino passa vicino a Duronia, Torella del Sannio e alle campagne della valle del Biferno. Si alternano tratti asfaltati, carrarecce e sentieri.

L’arrivo a Castropignano è particolarmente suggestivo. La chiesetta tratturale di Santa Lucia, il borgo antico e il Castello d’Evoli raccontano il legame tra il paese e la vecchia strada pastorale.

Sesta tappa: Castropignano – Campobasso

Distanza indicativa: 17 chilometri
Tempo medio: circa 5 ore

L’ultima tappa scende verso il Biferno e successivamente risale in direzione di Santo Stefano e Campobasso. In condizioni normali il fiume può essere superato attraverso un guado, ma in presenza di acqua alta bisogna utilizzare il percorso alternativo e prestare molta attenzione agli attraversamenti stradali.

L’arrivo tradizionale è nella zona della Taverna del Cortile, antica località legata alla sosta dei pastori, situata nella periferia settentrionale di Campobasso.

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Un percorso più breve nell’Alto Molise

Non tutti hanno tempo o preparazione per affrontare sei giorni di cammino. È possibile scegliere anche singole tappe o percorsi più brevi sul Tratturo Castel di Sangro-Lucera.

Chiauci – Roccasicura

Questo itinerario misura circa 16 chilometri e richiede mediamente poco meno di cinque ore. Attraversa un paesaggio aperto, con prati, piste sterrate e carrarecce.

È un percorso adatto a escursionisti abituati a camminare, ma la segnaletica può essere presente soltanto in alcuni punti. La traccia GPS resta quindi molto importante.

Roccasicura – Castel di Sangro

La tappa misura circa 22 chilometri e richiede approssimativamente sei ore. Presenta un dislivello più importante e alcuni tratti possono avere vegetazione alta, soprattutto in primavera e all’inizio dell’estate.

Per una passeggiata meno impegnativa si può percorrere soltanto una parte dell’itinerario, organizzando il ritorno con una seconda automobile o con l’aiuto di un accompagnatore.

Passeggiate facili per iniziare

Chi non ha mai camminato su un tratturo dovrebbe cominciare con tragitti di pochi chilometri, vicini ai centri abitati.

Altilia e il tratturo di Sepino

Il tratto che attraversa l’area archeologica di Altilia-Saepinum è tra i più accessibili e affascinanti. L’antica città romana sorse proprio lungo il Tratturo Pescasseroli-Candela e le greggi continuarono ad attraversarla per lungo tempo.

Si può organizzare una passeggiata breve, quasi pianeggiante, visitando le porte monumentali, il foro, il teatro e i resti delle abitazioni romane.

Pescolanciano e i suoi prati

Dal paese è possibile osservare e raggiungere alcuni tratti dell’antico percorso. Il castello, il fontanile e il paesaggio circostante rendono la zona adatta a una camminata di mezza giornata.

Castropignano e Santa Lucia

Una breve escursione nei dintorni di Castropignano permette di unire natura, storia e architettura. La chiesa di Santa Lucia rappresentava un punto religioso e di riferimento per chi percorreva il tratturo.

Ponte della Zittola

La zona tra Castel di Sangro, Rionero Sannitico e Forlì del Sannio conserva un forte valore storico. Qui si incontravano e si dividevano importanti direttrici della transumanza.

Dove si fermavano i pastori?

Lungo i tratturi esistevano diversi tipi di strutture per il riposo degli uomini e degli animali.

Le taverne

Le taverne tratturali offrivano cibo, bevande, ricovero e possibilità di scambiare merci. Alcune località conservano ancora nel nome il ricordo di questa funzione, come la Taverna della Zittola e la Taverna del Cortile.

Le masserie

Le masserie potevano offrire spazi coperti, stalle, fienili e terreni per la sosta temporanea delle greggi. Non tutte erano aperte ai viaggiatori, ma costituivano importanti punti di riferimento.

Gli stazzi

Gli stazzi erano recinti, spesso semplici e temporanei, nei quali venivano radunate le pecore durante la notte o nelle soste più lunghe.

I riposi

I riposi erano aree più ampie, collocate lungo il percorso, dove greggi numerose potevano fermarsi, pascolare e recuperare le forze.

Fontane e abbeveratoi

L’acqua era indispensabile durante la transumanza. Per questo lungo i tratturi si trovavano fontane, pozzi e grandi vasche destinate agli animali.

Ricoveri moderni: dove dormire oggi

Oggi non bisogna considerare una vecchia masseria, una taverna abbandonata o un rudere come un rifugio liberamente utilizzabile. Molti edifici sono privati, pericolanti, chiusi oppure privi di acqua ed elettricità.

Per pernottare è preferibile utilizzare:

  • bed and breakfast nei paesi attraversati;
  • agriturismi vicini al tratturo;
  • alberghi e piccoli affittacamere;
  • ospitalità organizzata dalle associazioni locali;
  • aree autorizzate per tende o camper.

Le strutture sono spesso piccole e a gestione familiare. Prima di partire bisogna telefonare, verificare l’apertura e prenotare ogni notte. Nei paesi più piccoli non è sempre possibile trovare una camera all’ultimo momento.

È utile chiedere anche se la struttura offre il trasporto dal tratturo al paese, la preparazione di un pranzo al sacco oppure il recupero dei bagagli.

Possiamo dormire in tenda?

Il pernottamento in tenda non è automaticamente consentito in ogni punto del tratturo. Il percorso può attraversare terreni privati, aree protette, zone agricole e territori sottoposti a regolamenti comunali o ambientali.

Prima di montare una tenda bisogna chiedere l’autorizzazione al proprietario del terreno oppure informarsi presso il Comune, l’ente parco, la riserva naturale o l’associazione che gestisce il cammino.

Il bivacco di emergenza è cosa diversa dal campeggio organizzato, ma non deve diventare una scusa per occupare terreni, accendere fuochi o lasciare rifiuti.

Quando camminare sui tratturi

I periodi generalmente più piacevoli sono:

  • aprile, maggio e giugno, quando i prati sono verdi e fioriti;
  • settembre e ottobre, con temperature più miti e colori autunnali.

In piena estate il caldo può essere intenso e molti tratti sono privi di ombra. In inverno, invece, neve, ghiaccio, fango e giornate corte possono rendere il percorso difficile.

Dopo piogge abbondanti bisogna prestare particolare attenzione ai guadi, ai terreni fangosi e ai piccoli torrenti.

Che cosa portare nello zaino

  • scarpe da trekking già utilizzate e comode;
  • calze di ricambio;
  • cappello e crema solare;
  • giacca impermeabile leggera;
  • acqua potabile in quantità sufficiente;
  • pranzo al sacco e qualche alimento energetico;
  • telefono carico e batteria esterna;
  • mappa e traccia GPS scaricata anche offline;
  • piccolo kit di pronto soccorso;
  • documenti personali;
  • torcia frontale;
  • sacchetto per riportare indietro i propri rifiuti.

L’acqua presente negli abbeveratoi non deve essere considerata automaticamente potabile. Anche quando appare limpida potrebbe non essere controllata. È meglio partire con una scorta sufficiente e rifornirsi nei paesi.

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Attenzione a strade, cancelli e animali

I tratturi non sono rimasti isolati dal mondo moderno. In alcuni punti bisogna attraversare strade statali o provinciali, costeggiare l’asfalto oppure superare aree interessate da attività agricole.

I cancelli devono essere lasciati esattamente come sono stati trovati. Non bisogna entrare in proprietà chiaramente chiuse, danneggiare recinzioni o attraversare campi coltivati quando esiste un percorso alternativo.

In presenza di cani da guardiania è necessario:

  • non correre;
  • non gridare;
  • non avvicinarsi al gregge;
  • mantenere una distanza prudente;
  • attendere le indicazioni del pastore;
  • tenere il proprio cane al guinzaglio.

Meglio camminare da soli o in compagnia?

Una breve passeggiata vicina a un paese può essere affrontata anche da soli, avvisando comunque una persona del percorso scelto.

Per le tappe lunghe, poco frequentate o scarsamente segnalate è molto meglio camminare almeno in due oppure affidarsi a una guida escursionistica o a un’associazione locale.

Prima della partenza è buona abitudine comunicare:

  • il punto di partenza;
  • la destinazione;
  • il percorso previsto;
  • l’orario indicativo di arrivo;
  • il nome della struttura prenotata.

Un cammino che attraversa la nostra storia

Camminare su un tratturo non significa soltanto fare attività fisica. Significa ripercorrere una strada utilizzata da generazioni di pastori, ascoltare il silenzio dei prati, incontrare fontane, chiese, castelli e piccoli paesi che devono parte della loro storia alla transumanza.

Ogni cippo in pietra, ogni taverna abbandonata e ogni vecchio abbeveratoio raccontano un modo di vivere duro, ma organizzato intorno al ritmo delle stagioni e alla cura degli animali.

Il Molise possiede ancora lunghi tratti di queste autostrade verdi. Valorizzarle significa proteggerle, mantenerle percorribili e creare nuove opportunità per agriturismi, ristoranti, guide, produttori locali e piccoli borghi.

Conclusione

I nostri tratturi possono diventare uno dei modi più belli per conoscere il Molise a piedi. Non occorre affrontare subito un viaggio di cento chilometri. Si può iniziare con una passeggiata ad Altilia, nei prati di Pescolanciano, vicino a Castropignano oppure lungo un breve tratto dell’Alto Molise.

L’importante è partire preparati, utilizzare mappe aggiornate, rispettare proprietà e animali e prenotare sempre il pernottamento. I vecchi ricoveri raccontano la storia della transumanza, ma il camminatore moderno deve organizzare con attenzione acqua, pasti, trasporti e alloggi.

Passo dopo passo, il tratturo torna così a essere ciò che è sempre stato: una strada che unisce montagne, pianure, uomini, animali e comunità.

Prima di partire è consigliabile controllare le condizioni del percorso presso Comuni, strutture ricettive, associazioni escursionistiche ed enti che operano nelle aree naturali attraversate. Distanze, segnaletica, guadi e accessibilità possono cambiare nel tempo.

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