Molisani nel mondo: noi, loro e la nostra terra dovunque
Eppure c’è qualcosa che spesso non parte mai davvero: il legame con la propria terra.
Partire dal Molise senza lasciare il Molise
Per molti molisani l’emigrazione non è stata una scelta romantica. Si partiva perché bisognava lavorare, mantenere la famiglia, costruire una casa o dare un futuro migliore ai figli.
Dai paesi dell’Alto Molise, dalle campagne, dalle vallate, da Isernia, Campobasso, Larino, Agnone, Bojano, Termoli e da centinaia di piccoli centri sono partiti uomini e donne diretti verso Roma, Napoli, Milano, Torino e le grandi città industriali italiane.
Ma molti hanno attraversato anche oceani e continenti.
Argentina, Venezuela, Brasile, Stati Uniti, Canada, Australia, Germania, Svizzera, Belgio e tanti altri luoghi sono diventati una seconda casa.
Seconda, appunto.
Perché la prima, nella memoria, spesso rimaneva qui.
Una valigia piena di cose invisibili
Quando immaginiamo un emigrante pensiamo alla valigia. Dentro potevano esserci qualche vestito, fotografie, documenti, forse un pezzo di pane preparato per il viaggio.
Ma la parte più importante del bagaglio era invisibile.
C'erano il dialetto, le ricette della madre, il ricordo delle campane del paese, il profumo del camino acceso, la vendemmia, la raccolta delle olive, la neve davanti alla porta di casa, le feste patronali e persino quelle discussioni interminabili davanti al bar che sembravano inutili e che, una volta lontani, diventavano improvvisamente preziose.
Il Molise dentro una cucina
Una delle cose che resistono meglio alla distanza è la cucina.
Puoi vivere a migliaia di chilometri da casa, ma quando arriva una tavola apparecchiata con pasta fatta a mano, cavatelli, fusilli, soppressata, caciocavallo, scamorza, pane casereccio, legumi, olio buono e qualche ricetta tramandata dai nonni, per qualche ora le distanze si accorciano.
La cucina diventa una specie di carta geografica sentimentale.
Una ricetta può raccontare più di cento fotografie.
E nelle famiglie molisane emigrate capita ancora che un nipote nato all'estero sappia preparare un piatto del paese dei nonni pur non avendo mai abitato in Molise.
Il dialetto che attraversa l'oceano
Succede anche con le parole.
Ci sono persone nate in Canada, Argentina o Australia che parlano italiano con un accento straniero ma conoscono perfettamente qualche espressione del piccolo paese molisano dal quale partirono i nonni.
Magari non sanno sostenere una conversazione completa in dialetto, però conoscono le parole importanti.
Quelle per chiamare il nonno.
Quelle usate a tavola.
Quelle che significano: «Vieni qui», «Mangia ancora», «Copriti che fa freddo».
Perché certe lingue non vengono insegnate nelle scuole: si imparano in famiglia.
Le associazioni dei molisani nel mondo
In molte città italiane e straniere sono nate nel tempo associazioni e comunità di origine molisana. Sono realtà importanti perché tengono insieme persone provenienti spesso da paesi diversi ma unite dalla stessa radice.
Organizzano incontri, feste, pranzi, manifestazioni culturali e occasioni per ricordare tradizioni che altrimenti rischierebbero di perdersi.
In qualche modo ricostruiscono un piccolo Molise lontano dal Molise.
Con una differenza curiosa: quando siamo qui discutiamo se sia più bello un paese o quello accanto; quando siamo a diecimila chilometri di distanza diventiamo improvvisamente tutti molisani.
Noi che siamo rimasti
Poi ci siamo noi.
Quelli rimasti.
E forse qualche volta dimentichiamo quanto possa essere prezioso ciò che per noi è normale.
Noi possiamo vedere ogni mattina le montagne.
Possiamo andare in un paese vicino in mezz'ora.
Possiamo comprare un formaggio sapendo quasi dove hanno pascolato le mucche.
Possiamo passeggiare lungo un tratturo, entrare in un bosco, arrivare al mare, attraversare una vallata o fermarci davanti a una fontana e bere.
Per noi è quotidianità.
Per chi vive dall'altra parte del mondo può essere nostalgia.
Il ritorno d'estate
Agosto in molti paesi molisani racconta perfettamente questa storia.
Durante l'anno alcune strade sembrano quasi addormentate. Poi arrivano le ferie e si riaprono finestre, case e portoni chiusi da mesi.
Tornano automobili con targhe di altre regioni e di altri Paesi. Tornano figli, nipoti e pronipoti.
C'è chi parla italiano perfettamente, chi lo parla poco e chi non lo parla affatto.
Ma poi arriva davanti alla casa dei nonni e vuole sapere:
«Qual era la loro finestra?»
«Dove lavorava mio nonno?»
«Questa era la strada che percorreva?»
Ed ecco che una piccola strada del Molise diventa improvvisamente importante quanto una grande strada di New York, Buenos Aires, Toronto o Melbourne.
Le case che aspettano
Nei nostri paesi ci sono tante case che sembrano aspettare qualcuno.
Sono abitazioni costruite o sistemate con i risparmi di chi lavorava lontano. Alcune vengono aperte soltanto poche settimane all'anno.
Altre rimangono chiuse per molto tempo.
Ma dietro quelle persiane abbassate spesso c'è una storia enorme.
C'è qualcuno che lavorò quarant'anni all'estero pensando:
«Un giorno tornerò al mio paese.»
Qualcuno è tornato davvero.
Qualcun altro no.
Ma la casa è rimasta lì.
I nuovi emigranti
Oggi si parte in maniera diversa.
Niente nave per settimane e forse nemmeno la grande valigia di cartone delle vecchie fotografie.
Si parte con un trolley, uno smartphone, un computer e un biglietto aereo.
Possiamo videochiamare casa ogni giorno, vedere il paese attraverso internet e sapere in tempo reale cosa succede.
Ma la distanza esiste comunque.
Molti giovani molisani studiano fuori e poi trovano lavoro altrove. Alcuni tornano, altri costruiscono la propria vita lontano.
Ed è qui che il Molise deve porsi una domanda importante: come trasformare la partenza da necessità a scelta?
Perché viaggiare è una ricchezza.
Essere costretti ad andare via per mancanza di alternative è un'altra cosa.
Il Molise ha bisogno anche di chi è lontano
I molisani nel mondo non sono soltanto persone che abbiamo perso.
Possono essere una risorsa enorme.
Sono ambasciatori naturali della nostra regione.
Conoscono altre culture, altri sistemi di lavoro, altre economie e altre idee. Possono raccontare il Molise, promuovere prodotti, turismo, territori, tradizioni e opportunità.
Un molisano che vive a Roma, Milano, Toronto o Buenos Aires può fare conoscere un piccolo produttore, un borgo, un ristorante, un artigiano o una tradizione a persone che forse non hanno mai sentito parlare della nostra regione.
Una regione molto più grande dei suoi confini
Se guardiamo soltanto la carta geografica, il Molise appare piccolo.
Ma se tracciassimo una linea tra ogni molisano e il luogo nel quale vive oggi, probabilmente vedremmo una rete che attraversa il mondo intero.
Dal Matese alle Americhe.
Dall'Alto Molise all'Australia.
Dalla costa di Termoli alle grandi città europee.
Una ragnatela invisibile fatta di famiglie, ricordi e appartenenza.
E alla domanda: «Di dove sei?»
Forse questa è la parte più bella.
Puoi vivere da cinquanta anni lontano.
Puoi avere figli nati altrove.
Puoi conoscere meglio le strade della tua nuova città di quelle del paese dove sei nato.
Ma quando qualcuno domanda:
«Di dove sei?»
capita ancora di rispondere con il nome di un piccolo paese del Molise.
E magari bisogna anche spiegare dove si trova.
«Vicino Isernia.»
«Tra Abruzzo, Lazio, Campania e Puglia.»
«Sì, il Molise esiste.»
E naturalmente prima o poi qualcuno deve dirlo. È quasi un obbligo istituzionale.
Noi, loro e la nostra terra
Noi che siamo qui e loro che vivono lontano siamo parti della stessa storia.
Chi è rimasto custodisce fisicamente i paesi, le campagne, le tradizioni e i luoghi.
Chi è partito custodisce spesso il loro ricordo.
E qualche volta succede una cosa curiosa: chi vive lontano sente il Molise persino più intensamente di chi lo vede ogni giorno.
Forse perché la distanza rende preziose le cose semplici.
Una montagna.
Una strada.
Una piazza.
Una campana.
Una tavola apparecchiata.
Una voce che pronuncia il nostro nome come lo pronunciavano i nonni.
Il Molise quindi non finisce ai suoi confini.
Continua ovunque esista qualcuno capace di ricordarlo, raccontarlo e magari, ogni tanto, sentire quella voglia irresistibile di tornare.
Per pochi giorni o per sempre.
Perché si può lasciare il Molise.
Ma convincere il Molise a lasciare noi è decisamente più difficile.