In vino veritas: dire la verità sotto sbornia è pericoloso?
Il vino scioglie la lingua, ma non sempre scopre la verità
L’alcol riduce i freni inibitori. Una persona normalmente prudente può diventare più espansiva, più impulsiva, più coraggiosa oppure semplicemente meno attenta alle conseguenze delle proprie parole. È per questo che durante una cena o una festa possono uscire confessioni, vecchi rancori, dichiarazioni d’amore e opinioni tenute nascoste per anni.
Il problema è che meno freni non significa automaticamente più sincerità. Quando abbiamo bevuto possiamo anche interpretare male una situazione, esagerare un sentimento momentaneo o trasformare una piccola irritazione in una grande accusa.
Insomma, il vino può aprire una porta che normalmente teniamo chiusa, ma quello che esce da quella porta non è necessariamente tutta la verità.
La verità delle sei di sera può diventare una sciocchezza a mezzanotte
Immaginiamo una persona arrabbiata con un amico per una piccola questione. Da sobria pensa: “Questa cosa mi ha dato fastidio, domani gliene parlerò”. Dopo qualche bicchiere il pensiero può trasformarsi in: “Tu fai sempre così, non ti sopporto più!”.
Il sentimento iniziale era reale. La conclusione, però, forse no.
L'alcol tende infatti a concentrarci sul momento presente. Una piccola emozione può sembrare enorme perché vengono temporaneamente messi in secondo piano prudenza, memoria delle conseguenze e capacità di valutare la situazione nel suo insieme.
Il vero pericolo arriva il giorno dopo
Una frase detta richiede pochi secondi. Per rimediare possono servire giorni, mesi o perfino anni.
Durante una sbornia possono uscire segreti familiari, confidenze ricevute da altre persone, giudizi sui colleghi, vecchie gelosie oppure questioni sentimentali mai chiarite. E nell'epoca dei telefoni il rischio è ancora maggiore: basta un messaggio, una telefonata o un commento sui social perché una frase impulsiva rimanga scritta.
Un tempo una sciocchezza detta al bar poteva essere dimenticata il mattino seguente. Oggi può essere fotografata, registrata, inoltrata e conservata.
Ma allora “in vino veritas” è falso?
Non completamente. Probabilmente dentro quella vecchia espressione c'è una parte di saggezza.
Quando diminuiscono le nostre difese possiamo rivelare pensieri che normalmente controlliamo. Una persona innamorata potrebbe trovare finalmente il coraggio di dirlo. Qualcuno potrebbe confessare una preoccupazione nascosta. Un'altra persona potrebbe tirare fuori un rancore che covava da tempo.
La questione è distinguere tra un sentimento autentico e la sua versione alterata dall'alcol.
“Mi sono sentito trascurato” può essere un sentimento vero. “Non ti è mai importato nulla di me” potrebbe essere soltanto la sua versione amplificata dopo qualche bicchiere.
La sincerità migliore rimane quella da sobri
Dire la verità richiede spesso coraggio, ma anche lucidità. Una verità importante dovrebbe poter essere ripetuta il mattino dopo, davanti alla stessa persona, con la stessa convinzione.
Forse questo è il test più semplice: se domani, da sobrio, diresti ancora la stessa cosa, allora probabilmente vale la pena parlarne. Se invece speri che nessuno ricordi ciò che hai detto, forse non era una grande rivelazione filosofica: erano semplicemente tre bicchieri di troppo.
Il vino può parlare, ma siamo noi a dover rispondere
Bere insieme può essere piacevole, conviviale e persino liberatorio. Il problema nasce quando affidiamo all'alcol il compito di dire ciò che non abbiamo il coraggio di affrontare da sobri.
Forse allora sarebbe meglio aggiornare il vecchio proverbio:
“In vino veritas… ma prima di crederci, riparliamone domattina.”
Perché il vino può sciogliere la lingua, ma la verità ha bisogno anche della testa.