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Accontentarsi di poco, del minimo: oggi ci basta davvero?

Accontentarsi di poco, del minimo: oggi ci basta davvero?

Viviamo in un'epoca curiosa. Abbiamo più possibilità rispetto al passato, più tecnologia, più comodità, più oggetti, più informazioni e più occasioni per confrontarci con gli altri. Eppure spesso abbiamo la sensazione che non basti mai nulla. Una casa potrebbe essere più grande, l'automobile più nuova, il telefono più potente, lo stipendio più alto, le vacanze più lunghe. Anche quando raggiungiamo qualcosa, dopo poco compare un nuovo desiderio. E allora viene spontanea una domanda: <strong>accontentarsi di poco, magari soltanto del minimo necessario, potrebbe bastarci?</strong>

Accontentarsi di poco, del minimo: oggi ci basta davvero?

Il minimo non significa necessariamente povertà

Quando diciamo “accontentarsi del minimo” immaginiamo facilmente una vita fatta di rinunce. Ma non è detto che sia così. Il minimo può essere semplicemente ciò che ci permette di vivere bene senza accumulare continuamente cose inutili. Una casa comoda invece di una casa enorme, un'automobile affidabile invece dell'ultimo modello, un buon pranzo invece di una tavola esagerata, pochi amici veri invece di centinaia di conoscenze.

In questo senso, accontentarsi non significa smettere di vivere. Significa forse imparare a distinguere tra ciò che ci serve veramente e ciò che desideriamo soltanto perché qualcuno ci ha convinto che dovremmo averlo.

Il problema è capire cosa significa “poco”

La parola “poco” è estremamente relativa. Per qualcuno avere un tetto, del cibo e un po' di tranquillità rappresenta già una fortuna. Per qualcun altro tutto questo è soltanto il punto di partenza. Le esigenze cambiano con l'età, con il carattere, con il luogo in cui viviamo e con le nostre esperienze.

Ci sono persone felici con una vita semplice e altre che, pur possedendo moltissimo, continuano a sentirsi insoddisfatte. Questo dovrebbe farci riflettere: forse la quantità delle cose possedute non coincide automaticamente con la qualità della vita.

La società però ci spinge a volere sempre di più

Ogni giorno riceviamo messaggi che ci invitano a comprare, cambiare, migliorare e sostituire. Il telefono dell'anno scorso sembra improvvisamente vecchio. Un'automobile perfettamente funzionante appare superata. I vestiti devono seguire una nuova moda. Persino le vacanze rischiano di diventare una gara: non importa soltanto partire, bisogna andare nel posto giusto, fotografarlo e possibilmente mostrarlo agli altri.

Il risultato è che spesso non desideriamo qualcosa perché ne abbiamo davvero bisogno. La desideriamo perché vediamo che altri la possiedono.

E qui nasce una delle grandi trappole della vita moderna: il confronto continuo.

Accontentarsi può essere una forma di libertà

Chi riesce a dire “questo mi basta” possiede qualcosa di molto prezioso: la libertà dal desiderio continuo. Non significa rinunciare ai sogni o smettere di migliorarsi. Significa semplicemente evitare che tutta la nostra esistenza venga trasformata in una rincorsa.

Possiamo desiderare una casa migliore, viaggiare, guadagnare di più o concederci qualche comodità. Non c'è nulla di sbagliato. Il problema nasce quando pensiamo che senza queste cose non possiamo essere felici.

Forse la vera ricchezza consiste proprio nel riuscire a scegliere: desiderare qualcosa senza diventarne schiavi.

Ma attenzione: accontentarsi non deve diventare rassegnazione

C'è però un'altra faccia della questione. Dire sempre “mi basta” può diventare anche una scusa per non cambiare nulla. Se un lavoro ci rende infelici, se una situazione è ingiusta, se possiamo migliorare la nostra vita con un po' di impegno, allora accontentarsi non è necessariamente una virtù.

Esiste una differenza importante tra semplicità e rassegnazione.

La semplicità è scegliere consapevolmente ciò che ci basta. La rassegnazione è rinunciare a qualcosa che desideriamo davvero soltanto perché abbiamo paura di provarci.

Possiamo quindi accontentarci di una vita semplice senza rinunciare alla curiosità, ai progetti, alle passioni e alla voglia di crescere.

Le piccole cose sembrano banali, finché non mancano

Un letto comodo, una passeggiata tranquilla, una telefonata piacevole, un piatto che ci piace, una giornata senza problemi, un po' di sole, una persona con cui parlare. Sono cose semplici e proprio per questo tendiamo a darle per scontate.

Eppure spesso comprendiamo il loro valore soltanto quando vengono a mancare.

Forse dovremmo imparare ad apprezzare maggiormente ciò che funziona normalmente nella nostra vita. Non perché dobbiamo smettere di desiderare altro, ma perché sarebbe assurdo passare tutta l'esistenza aspettando qualcosa di migliore senza accorgerci di ciò che abbiamo già.

Il vero lusso potrebbe essere avere meno problemi

Per molti anni abbiamo associato il lusso al possesso: una grande automobile, una grande casa, oggetti costosi. Oggi forse potremmo aggiungere un'altra definizione.

Lusso può essere avere tempo.

Lusso può essere dormire tranquilli.

Lusso può essere non avere debiti inutili.

Lusso può essere poter fare una passeggiata senza correre.

Lusso può essere avere qualcuno con cui ridere.

Sono cose difficili da pubblicizzare perché spesso non si possono comprare. Eppure possono avere un valore enorme.

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Allora, il minimo ci basta?

Probabilmente non esiste una risposta valida per tutti. L'essere umano ha sempre cercato di migliorare la propria condizione e questa ambizione ci ha permesso di costruire città, inventare medicine, viaggiare, conoscere il mondo e creare tecnologia. Se ci fossimo sempre accontentati del minimo, probabilmente saremmo ancora nelle caverne.

Ma anche volere sempre di più presenta un rischio: arrivare alla fine della corsa senza aver mai avuto il tempo di godersi il percorso.

Forse quindi non dobbiamo scegliere tra ambizione e semplicità. Possiamo cercare qualcosa di migliore continuando ad apprezzare ciò che abbiamo.

Accontentarsi di poco non significa necessariamente avere poco. Significa soprattutto sapere quando ciò che abbiamo è abbastanza.

Conclusione

La domanda allora cambia leggermente. Non dovremmo chiederci soltanto quanto ci serve per vivere bene, ma quanto siamo capaci di riconoscere ciò che già rende buona la nostra vita.

Possiamo desiderare qualcosa in più domani e nello stesso tempo essere soddisfatti di oggi. Forse è proprio questo l'equilibrio più difficile: continuare a camminare senza vivere con l'ossessione di arrivare sempre da qualche altra parte.

E magari scoprire che quel famoso “minimo”, quando comprende salute, tranquillità, libertà, affetti e un po' di tempo per noi stessi, tanto minimo poi non è.

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