Perché si parla sempre di diritti e pochi dei doveri?
Ma c’è una parola che sentiamo molto meno: dovere.
Eppure diritti e doveri dovrebbero camminare insieme, quasi fossero le due gambe della stessa persona. Se una manca, prima o poi si cade.
I diritti fanno rumore, i doveri molto meno
Un diritto è qualcosa che chiediamo agli altri o alla società. Un dovere, invece, è qualcosa che viene chiesto a noi.
Ed è forse proprio qui che nasce la differenza.
È molto più semplice dire: “Ho diritto a questo” piuttosto che chiedersi: “Io cosa devo fare perché questo sistema possa funzionare?”
Vogliamo strade pulite, ma qualcuno continua a buttare rifiuti a terra. Vogliamo servizi pubblici efficienti, ma poi qualcuno cerca ogni sistema possibile per non contribuire. Vogliamo rispetto, ma magari siamo i primi a insultare chi la pensa diversamente.
Il problema, quindi, non è parlare troppo di diritti. Il problema nasce quando dimentichiamo che ogni comunità funziona soltanto se insieme ai diritti esistono anche responsabilità.
Il diritto di uno spesso dipende dal dovere di un altro
Prendiamo un esempio semplicissimo: abbiamo diritto a essere curati quando stiamo male.
Questo diritto esiste perché qualcuno ha studiato medicina, qualcuno lavora negli ospedali, qualcuno paga le tasse, qualcuno costruisce strutture sanitarie e qualcuno rispetta regole e turni.
Dietro ogni diritto, quindi, esiste quasi sempre una lunga catena di doveri.
Lo stesso vale per la scuola. Il bambino ha diritto all’istruzione, ma l’insegnante ha il dovere di insegnare, lo Stato quello di organizzare il servizio, la famiglia quello di accompagnare il percorso educativo e lo studente stesso ha il dovere di impegnarsi.
Un diritto senza persone disposte ad assumersi responsabilità rischia di diventare soltanto una bella frase scritta sulla carta.
Abbiamo trasformato tutto in una pretesa?
Forse qualche volta sì.
Nella società moderna siamo diventati molto bravi a riconoscere ciò che ci spetta, ma meno attenti a ciò che dipende da noi.
Quando qualcosa non funziona cerchiamo immediatamente un responsabile: il Comune, lo Stato, l’azienda, il vicino, il datore di lavoro, la scuola, la politica.
A volte il responsabile esiste davvero. Ma altre volte una domanda dovremmo farcela anche noi:
“Io ho fatto la mia parte?”
È una domanda semplice, ma non sempre comoda.
I doveri non devono diventare obbedienza cieca
Naturalmente parlare di doveri non significa accettare qualsiasi imposizione.
La storia ci insegna che proprio in nome del “dovere” sono state giustificate ingiustizie, discriminazioni e autoritarismi.
Per questo i diritti restano fondamentali: servono anche a proteggere il cittadino dagli abusi del potere.
Il punto non è scegliere tra diritti e doveri.
Il punto è trovare un equilibrio.
Una società composta soltanto da doveri sarebbe oppressiva. Una società composta soltanto da diritti diventerebbe probabilmente impossibile da sostenere.
Libertà significa anche responsabilità
Uno degli equivoci più comuni riguarda proprio la libertà.
Essere liberi non significa poter fare qualsiasi cosa.
La nostra libertà incontra inevitabilmente quella degli altri.
Posso ascoltare musica, ma non necessariamente a tutto volume alle tre di notte. Posso guidare un’automobile, ma devo rispettare il codice della strada. Posso esprimere le mie opinioni, ma questo non significa avere automaticamente il diritto di diffamare qualcuno.
La vera libertà richiede responsabilità.
E spesso il dovere è proprio il confine che permette a tante libertà diverse di convivere.
Anche la politica preferisce parlare di diritti
C’è poi un altro motivo per cui sentiamo parlare continuamente di diritti.
Promettere qualcosa è molto più popolare che chiedere qualcosa.
Dire ai cittadini “Avrete questo servizio” crea consenso. Dire “Per mantenere quel servizio dovremo tutti contribuire” è decisamente meno piacevole.
Così il linguaggio pubblico tende spesso a raccontare ciò che possiamo ottenere, molto meno ciò che dobbiamo fare per mantenerlo.
Ma prima o poi i conti arrivano.
I piccoli doveri quotidiani
Quando sentiamo la parola dovere immaginiamo spesso grandi sacrifici. In realtà la maggior parte dei doveri che tengono in piedi una società sono piccolissimi.
Rispettare una fila. Non parcheggiare davanti a un ingresso. Pagare ciò che dobbiamo. Aiutare chi è in difficoltà quando possiamo farlo. Non sporcare un luogo pubblico. Mantenere una promessa. Fare bene il proprio lavoro. Rispettare gli orari. Non approfittare degli altri.
Sono gesti apparentemente insignificanti.
Ma milioni di piccoli comportamenti corretti costruiscono una società migliore molto più di tante dichiarazioni solenni.
Il dovere più difficile: pensare anche agli altri
Forse alla fine esiste un dovere che contiene quasi tutti gli altri: ricordarsi che non viviamo soli.
Ogni nostra decisione può avere conseguenze sulle persone che ci circondano.
Una comunità funziona quando ognuno rinuncia a una piccola parte della propria comodità per permettere agli altri di vivere meglio.
Non significa sacrificarsi continuamente.
Significa semplicemente comprendere che il bene comune non nasce da solo.
Diritti e doveri: la stessa strada
Dovremmo quindi parlare meno di diritti?
Assolutamente no.
Dovremmo probabilmente parlare di più dei doveri.
Perché un diritto difende la nostra dignità, mentre un dovere riconosce la dignità degli altri.
Quando chiediamo rispetto stiamo parlando di un nostro diritto. Quando rispettiamo qualcuno stiamo esercitando un nostro dovere.
Ed è forse questo il punto più semplice e importante di tutta la questione.
I diritti ci ricordano ciò che la società deve garantire a noi. I doveri ci ricordano ciò che noi dobbiamo restituire alla società.
Una civiltà veramente matura non dovrebbe scegliere tra le due cose.
Dovrebbe insegnare entrambe.
Perché possiamo avere mille diritti scritti nelle leggi, ma se nessuno sente più il dovere di rispettare gli altri, quelle leggi rischiano di diventare soltanto carta.