Riconoscere il bene e il male tra chi ti circonda
Il problema, quindi, non è soltanto riconoscere il bene e il male. È capire che entrambi possono presentarsi con abiti molto diversi da quelli che immaginiamo.
Il bene non è sempre gentile
Un amico che ci dice sempre di sì è davvero un buon amico? Non necessariamente. A volte la persona che ci vuole bene è proprio quella che trova il coraggio di dirci: «Secondo me stai sbagliando».
In quel momento possiamo perfino arrabbiarci. Possiamo considerarla antipatica, invadente o poco comprensiva. Eppure una critica sincera può essere molto più preziosa di cento complimenti interessati.
Il bene non consiste nel renderci sempre contenti. Consiste, più spesso, nel rispettarci abbastanza da essere sinceri con noi.
E il male raramente si presenta come tale
Nessuno si avvicina dicendo: «Buongiorno, sono qui per approfittarmi di te». Sarebbe tutto molto più semplice.
Le persone opportuniste possono essere estremamente disponibili quando hanno bisogno di qualcosa. Possono riempirci di complimenti, cercarci continuamente, mostrarci amicizia e interesse. Poi, quando non siamo più utili, improvvisamente spariscono.
È qui che nasce una prima regola importante: non giudicare soltanto dalle parole, osserva la continuità dei comportamenti.
Guarda cosa succede quando dici “no”
Forse uno dei sistemi più semplici per comprendere chi abbiamo davanti è vedere cosa accade quando smettiamo di accontentarlo.
Finché diciamo sì, siamo disponibili, prestiamo qualcosa, facciamo favori o accettiamo compromessi, quasi tutti possono apparire gentili. Il carattere di una persona emerge molto meglio davanti a un limite.
Chi ci rispetta può rimanere deluso dal nostro no, ma continua a rispettarci. Chi invece considera la nostra disponibilità un diritto può reagire con rabbia, ricatti emotivi, silenzi improvvisi o accuse.
Un semplice “no” qualche volta racconta una persona meglio di anni di conversazioni.
Attenzione, però: anche noi possiamo sbagliare
Qui arriva la parte più scomoda. Non siamo osservatori perfetti.
Se qualcuno ci piace tendiamo a perdonargli comportamenti che, in altre persone, giudicheremmo negativamente. Se qualcuno ci è antipatico possiamo invece interpretare male perfino un gesto innocente.
Esistono inoltre incomprensioni, giornate storte, errori e debolezze. Una persona che una volta si comporta male non diventa automaticamente una persona cattiva, esattamente come un gesto generoso non trasforma automaticamente qualcuno in una persona buona.
Dobbiamo giudicare i comportamenti senza pretendere di leggere la mente degli altri.
Il tempo è un ottimo investigatore
Le apparenze possono essere costruite per qualche giorno, qualche settimana e perfino qualche mese. Mantenerle per anni è molto più difficile.
Con il tempo emergono le contraddizioni. Chi promette continuamente ma non mantiene, chi arriva soltanto quando gli conviene, chi parla male di tutti appena voltano le spalle, chi pretende comprensione senza offrirne mai: sono piccoli segnali che, sommati, diventano importanti.
Lo stesso vale al contrario. Ci sono persone che parlano poco, non fanno grandi promesse e magari non sono particolarmente espansive, ma quando arriva una difficoltà sono presenti. Senza proclami.
Tra una persona che dice cento volte «puoi contare su di me» e una che semplicemente arriva quando serve, la seconda ci ha già dato una risposta.
Come si riconosce chi ci fa bene?
Non esiste una formula matematica, ma alcuni comportamenti sono indicativi. Una persona positiva rispetta i nostri limiti, sa essere contenta dei nostri successi, non utilizza le nostre debolezze contro di noi, mantiene una certa coerenza tra ciò che dice e ciò che fa e riesce anche a chiedere scusa.
Soprattutto, non pretende che diventiamo più piccoli affinché lei possa sentirsi più grande.
Una relazione sana non richiede necessariamente accordo continuo. Possiamo discutere, avere idee completamente differenti e perfino litigare. La differenza sta nel rispetto che rimane dopo la discussione.
Il male quotidiano spesso è piccolo
Quando sentiamo la parola “male” pensiamo a qualcosa di enorme. Nella vita quotidiana, invece, può cominciare da cose molto più banali: una bugia ripetuta, una promessa fatta sapendo di non mantenerla, una manipolazione, un'umiliazione mascherata da scherzo, l'invidia trasformata in cattiveria.
Presi singolarmente, certi episodi sembrano insignificanti. Ripetuti continuamente costruiscono però un rapporto nel quale una persona prende e l'altra concede, una comanda e l'altra si adegua, una ferisce e l'altra deve sempre perdonare.
È la ripetizione che dobbiamo imparare a vedere.
Ma nessuno è soltanto buono o soltanto cattivo
Forse questo è il punto più difficile da accettare. Dentro ciascuno di noi convivono generosità ed egoismo, coraggio e paura, sincerità e convenienza.
Possiamo comportarci magnificamente in una situazione e molto male in un'altra. Possiamo perfino fare del male convinti di stare facendo del bene.
Per questo sarebbe troppo facile dividere il mondo in due gruppi: i buoni da una parte e i cattivi dall'altra. La vera domanda dovrebbe essere diversa: questa persona, attraverso i suoi comportamenti ripetuti, porta qualcosa di positivo o di negativo nella mia vita e in quella degli altri?
E se il problema fossimo qualche volta noi?
Prima di compilare la lista delle persone buone e cattive che conosciamo, sarebbe utile fare un esperimento: mettere temporaneamente il nostro nome in cima alla lista.
Come reagiamo quando qualcuno ci dice di no? Manteniamo le promesse? Siamo contenti quando un amico ottiene qualcosa che noi desideravamo? Cerchiamo una persona perché le vogliamo bene oppure soprattutto quando abbiamo bisogno di lei?
Riconoscere il bene e il male negli altri è importante. Riconoscerli dentro i nostri comportamenti lo è ancora di più.
Alla fine contano i fatti
Le parole affascinano, le prime impressioni ingannano e perfino l'istinto può sbagliare. I comportamenti ripetuti nel tempo, invece, sono molto più difficili da falsificare.
Non dobbiamo diventare sospettosi verso tutti. Vivere pensando che chiunque voglia ingannarci sarebbe un altro errore. Possiamo però imparare a concedere fiducia senza rinunciare all'attenzione.
Forse non riusciremo mai a riconoscere immediatamente il bene e il male tra chi ci circonda. Possiamo però osservare chi rimane quando non abbiamo niente da offrire, chi rispetta un nostro no, chi sa dirci una verità scomoda e chi continua a comportarsi correttamente anche quando non ha nulla da guadagnarci.
E alla fine potremmo scoprire una cosa curiosa: le persone migliori non sono necessariamente quelle che ci fanno stare sempre bene. Sono quelle accanto alle quali possiamo essere noi stessi senza dover continuamente difenderci.