Perché in Molise ogni paese sembra avere un dialetto diverso?
Non è soltanto un'impressione. Il Molise possiede una straordinaria varietà linguistica, costruita nei secoli dalla storia, dalla geografia e soprattutto dall'isolamento relativo dei suoi centri abitati. Ogni paese ha conservato qualcosa di proprio e, nello stesso tempo, ha assorbito qualcosa dai popoli e dai territori con cui ha avuto maggiori rapporti.
Quando pochi chilometri erano una grande distanza
Oggi andare da un paese molisano all'altro può richiedere venti minuti di automobile. Duecento o trecento anni fa quegli stessi chilometri potevano significare ore di cammino, sentieri difficili, neve, fango, montagne da superare e torrenti da attraversare.
Molti paesi vivevano quindi una vita abbastanza autonoma. Si commerciava, ci si sposava e si lavorava soprattutto all'interno di un territorio relativamente ristretto. Le parole passavano naturalmente da una generazione all'altra e ogni comunità finiva per modificarle un poco.
È facile capire come sia potuto accadere. Se per secoli due comunità comunicano poco tra loro, anche partendo da una lingua simile sviluppano pronunce ed espressioni differenti. Dopo molte generazioni quelle piccole differenze diventano evidenti.
La geografia del Molise ha fatto la sua parte
Il territorio molisano è fatto di montagne, vallate, altopiani e paesi spesso costruiti sulle alture. Questa conformazione ha favorito la nascita di comunità molto legate al proprio territorio.
Una montagna che oggi attraversiamo comodamente in automobile poteva rappresentare un vero confine. Una valle, invece, poteva mettere in comunicazione paesi anche relativamente lontani. Per questo la distanza geografica non sempre coincide con quella linguistica: due comuni vicini possono avere parlate abbastanza differenti, mentre altri più distanti possono condividere termini sorprendentemente simili.
Una terra attraversata dalla storia
Il Molise non è mai stato completamente isolato dal resto d'Italia. Al contrario, la sua posizione lo ha messo in contatto nel corso dei secoli con popolazioni, dominazioni e territori differenti.
Dalle antiche popolazioni italiche alla presenza romana, dal Medioevo alle dominazioni che interessarono il Regno di Napoli e il Regno delle Due Sicilie, ogni periodo storico ha lasciato tracce nella cultura locale. Anche i rapporti con Abruzzo, Campania e Puglia hanno contribuito alla varietà delle parlate molisane.
Esistono inoltre comunità che rendono il panorama linguistico regionale ancora più particolare. In alcuni centri del Molise sono sopravvissute parlate legate a comunità di origine croata e albanese, testimonianza di migrazioni avvenute secoli fa.
Non esiste semplicemente ''il dialetto molisano''
Quando diciamo ''dialetto molisano'' utilizziamo quindi una comoda semplificazione. Nella realtà esistono numerose parlate locali, con caratteristiche differenti a seconda delle zone e dei singoli comuni.
Un abitante di Isernia può riconoscere immediatamente che una persona arriva da un paese dell'Alto Molise. Spostandosi verso Campobasso cambiano nuovamente inflessioni e vocaboli; andando verso il basso Molise e avvicinandosi alla costa compaiono altre caratteristiche ancora.
E non bisogna necessariamente attraversare mezza regione. A volte basta passare al comune confinante.
La stessa cosa può avere tanti nomi
Uno degli aspetti più divertenti emerge confrontando le parole della vita quotidiana. Un oggetto, un alimento, un animale o un'azione possono essere indicati con termini differenti da paese a paese. Altre volte la parola sembra identica, ma viene pronunciata con vocali o consonanti diverse.
Ci sono poi espressioni che risultano perfettamente comprensibili agli abitanti di un paese e quasi misteriose a quelli del comune vicino. È proprio qui che il dialetto diventa qualcosa di più di un semplice modo di parlare: diventa un piccolo codice della comunità.
Il dialetto raccontava anche il mestiere
Molte parole derivavano direttamente dalla vita quotidiana. Pastori, contadini, boscaioli e artigiani avevano termini precisi per indicare strumenti, animali, terreni, condizioni atmosferiche e lavorazioni.
La transumanza, per esempio, metteva in comunicazione territori lontani e permetteva alle parole di viaggiare insieme agli uomini e agli animali. Al contrario, attività praticate quasi esclusivamente all'interno di una comunità potevano conservare vocaboli conosciuti soltanto localmente.
Il dialetto era quindi una specie di archivio orale del territorio.
Perfino il soprannome diventava identità
Nei piccoli centri il dialetto serviva anche per riconoscere famiglie e persone. I soprannomi potevano attraversare generazioni e diventare quasi più importanti del cognome. Bastava pronunciarne uno per capire immediatamente di quale famiglia si stesse parlando.
Molte di queste denominazioni avevano origine da un mestiere, da una caratteristica fisica, da un comportamento particolare o da un episodio ormai dimenticato. La storia che aveva creato il soprannome poteva scomparire, mentre il nome continuava a vivere.
Oggi le differenze stanno diminuendo?
Probabilmente sì. Televisione, scuola, internet, social network e soprattutto la maggiore mobilità hanno reso l'italiano molto più presente nella vita quotidiana. Le nuove generazioni si spostano continuamente e hanno molti più contatti con persone provenienti da altri territori.
Il risultato è che alcune parole dialettali utilizzate normalmente dai nostri nonni stanno lentamente scomparendo. Altre sopravvivono, ma vengono italianizzate. Anche gli accenti locali tendono in alcuni casi ad attenuarsi.
Non significa che il dialetto sparirà necessariamente, ma sicuramente cambierà. In fondo lo ha sempre fatto.
Un patrimonio che rischiamo di perdere
Quando scompare una parola dialettale non perdiamo soltanto una parola. A volte perdiamo il nome preciso di un attrezzo che non utilizziamo più, di un'antica lavorazione, di un'usanza o di un modo particolare di osservare il territorio.
Per questo sarebbe interessante raccogliere le parole più caratteristiche di ogni comune direttamente dalla voce degli anziani. Non soltanto per conservarle in un vocabolario, ma registrandone anche la pronuncia, perché spesso scrivere un termine dialettale non riesce a restituire completamente il suo vero suono.
Forse il bello del Molise è proprio questo
Il Molise è una regione piccola sulla carta, ma linguisticamente può sembrare enorme. Ogni valle, montagna e paese ha avuto abbastanza tempo per costruire una propria sfumatura.
Così possiamo percorrere pochi chilometri e sentire qualcuno utilizzare una parola che non conosciamo. Possiamo sorridere perché nel paese vicino chiamano una cosa in maniera completamente diversa. Possiamo perfino discutere su quale sia la parola ''giusta''.
Ma forse la risposta è proprio questa: sono giuste entrambe.
Perché il dialetto non è nato dentro un dizionario. È nato nelle case, nelle campagne, nelle botteghe e nelle piazze. È passato dalla voce dei nonni a quella dei figli e poi dei nipoti, cambiando lentamente durante il viaggio.
E allora quella che potrebbe sembrare una stranezza diventa una ricchezza: in Molise non dobbiamo percorrere centinaia di chilometri per incontrare un'altra parlata. A volte basta andare nel paese accanto.