I fiumi del Molise: piccoli, dimenticati e indispensabili
I fiumi molisani sono spesso discreti. In alcuni periodi dell'anno sembrano quasi scomparire, mentre dopo le piogge possono cambiare rapidamente aspetto. Scendono dalle montagne, raccolgono torrenti e sorgenti, attraversano vallate e campagne e continuano il loro viaggio verso il mare. Sono piccoli rispetto ai grandi fiumi italiani, ma questo non significa affatto che siano poco importanti.
Il Biferno, il fiume che attraversa il Molise
Se dovessimo scegliere il fiume simbolo della regione, probabilmente sarebbe il Biferno. Nasce nell'area di Bojano, ai piedi del Matese, dove numerose sorgenti alimentano un corso d'acqua che attraversa buona parte del Molise prima di raggiungere il mare Adriatico nei pressi di Termoli.
Il suo percorso racconta quasi una piccola geografia della regione: montagna, vallate, zone agricole, colline e infine la pianura costiera. Lungo il cammino riceve le acque di diversi affluenti e incontra anche una delle opere idrauliche più importanti del territorio, la diga del Liscione, che ha formato il lago di Guardialfiera.
Oggi siamo abituati a vedere il lago come parte del paesaggio, ma dietro quella grande distesa d'acqua esiste un sistema fondamentale per la gestione delle risorse idriche. Il Biferno, quindi, non è soltanto un elemento naturale: è anche una risorsa strettamente collegata alle necessità dell'uomo.
Il Volturno: dal Molise verso altre terre
Un altro grande protagonista è il Volturno. Nasce nell'area di Rocchetta a Volturno, in provincia di Isernia, dalle sorgenti poste ai piedi delle Mainarde. Da qui comincia un lungo viaggio che lo porterà fuori dal Molise, attraverso la Campania, fino al mar Tirreno.
È curioso pensare che uno dei più importanti fiumi dell'Italia meridionale inizi proprio in Molise. Nella sua parte iniziale l'acqua è strettamente legata al paesaggio montano, alle sorgenti e a un ambiente naturale ancora molto ricco. Poi il fiume cresce, riceve altri corsi d'acqua e diventa qualcosa di molto diverso da ciò che possiamo osservare vicino alla sua nascita.
Il Trigno, un confine fatto d'acqua
A nord troviamo il Trigno, che per una parte del suo percorso segna il confine tra Molise e Abruzzo. Anche questo fiume nasce nell'Appennino e termina nell'Adriatico. Attraversa un territorio nel quale per secoli l'acqua ha rappresentato contemporaneamente una risorsa e un ostacolo.
Oggi attraversare un fiume significa percorrere un ponte in automobile quasi senza accorgersene. In passato era molto diverso. Un corso d'acqua poteva determinare dove costruire una strada, dove realizzare un ponte, dove far passare uomini, animali e merci. Durante le piene poteva perfino interrompere i collegamenti tra territori vicini.
Il Fortore e gli altri corsi d'acqua
Verso sud-est troviamo il Fortore, legato anche ai territori della Puglia e della Campania. Accanto ai fiumi principali esiste poi una rete molto più fitta di torrenti, valloni e corsi d'acqua minori. Alcuni nomi sono conosciuti quasi esclusivamente dagli abitanti delle zone attraversate.
Ed è proprio questa rete minore a essere particolarmente interessante. Un piccolo torrente può sembrare insignificante sulla carta geografica, ma per un paese poteva significare acqua per gli animali, irrigazione degli orti, funzionamento di un mulino o semplicemente un punto di riferimento per delimitare terreni e proprietà.
Quando i fiumi facevano lavorare i mulini
Prima dell'elettricità, la forza dell'acqua era energia. Lungo fiumi e torrenti venivano costruiti mulini ad acqua capaci di sfruttare anche portate relativamente modeste. L'acqua veniva incanalata e utilizzata per muovere le ruote e le macine necessarie alla lavorazione dei cereali.
Per noi oggi un vecchio mulino può sembrare soltanto una costruzione caratteristica. Per le comunità del passato era invece una macchina indispensabile. Senza energia elettrica, motori o carburanti, un corso d'acqua riusciva a trasformarsi in forza meccanica semplicemente grazie alla gravità.
Molti di questi mulini sono scomparsi, altri sono ridotti a ruderi e qualcuno è stato recuperato. Ma osservandone i resti possiamo ancora capire quanto fosse stretto il rapporto tra gli abitanti e i loro corsi d'acqua.
Piccoli fiumi, grandi problemi
Essere piccoli non significa essere innocui. I corsi d'acqua molisani possono cambiare rapidamente dopo periodi di piogge intense. Torrenti apparentemente tranquilli possono aumentare la loro portata e occupare nuovamente spazi che sembravano ormai asciutti.
Qui nasce un problema moderno: spesso tendiamo a considerare un fiume soltanto per l'acqua che vediamo in quel momento. Ma il letto di un corso d'acqua racconta anche ciò che può accadere durante una piena. Costruzioni, strade, vegetazione incontrollata e modifiche artificiali possono alterare equilibri costruiti dalla natura nel corso di moltissimo tempo.
L'acqua che vediamo e quella che non vediamo
C'è poi un aspetto ancora più interessante. Un fiume non vive soltanto dell'acqua che cade direttamente nel suo letto. Il suo comportamento dipende dalle piogge, dalla neve, dalle sorgenti, dal terreno, dai boschi e dalle falde sotterranee.
Il Molise possiede un territorio montuoso e collinare nel quale l'acqua compie continuamente un viaggio spesso invisibile. Cade sulle montagne, penetra nel terreno, riappare attraverso una sorgente, alimenta un torrente e infine raggiunge un fiume. Quello che vediamo scorrere sotto un ponte è soltanto una parte di un sistema molto più grande.
Perché oggi sembrano dimenticati?
Probabilmente perché abbiamo smesso di dipendere direttamente da loro nella vita quotidiana. Apriamo un rubinetto e troviamo l'acqua. Accendiamo un interruttore e abbiamo energia. Compriamo farina senza chiederci quale forza abbia fatto girare una macina. Attraversiamo una vallata sopra un ponte moderno senza pensare al fiume che scorre sotto di noi.
Per i nostri antenati era impossibile ignorare l'acqua. Una sorgente, un torrente o un fiume potevano decidere dove vivere, dove coltivare e perfino quale strada percorrere. Noi abbiamo costruito infrastrutture che ci hanno reso meno dipendenti dalla loro presenza visibile, ma non abbiamo eliminato la nostra dipendenza dall'acqua.
Forse dovremmo tornare a guardarli
I fiumi del Molise difficilmente finiranno nelle classifiche dei corsi d'acqua più grandi d'Europa. Non devono farlo. Il loro valore è diverso. Raccontano un territorio nel quale l'acqua nasce dalle montagne, attraversa boschi e campagne, alimenta ecosistemi, incontra paesi e infine continua il proprio viaggio verso due mari diversi.
Forse la prossima volta che attraversiamo un ponte potremmo rallentare per un momento e guardare sotto. Quel piccolo corso d'acqua che quasi non notiamo potrebbe essere lì da migliaia di anni. Ha visto cambiare strade, paesi, coltivazioni e generazioni di persone.
Piccoli, spesso dimenticati, ma indispensabili. I fiumi del Molise ci ricordano una cosa molto semplice: possiamo costruire città, strade, dighe e acquedotti, ma alla fine continuiamo ad avere bisogno della stessa cosa di cui avevano bisogno coloro che abitavano queste terre secoli fa: l'acqua.