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Se il Molise scomparisse domani, cosa perderebbe l’Italia?

Se il Molise scomparisse domani, cosa perderebbe l’Italia?

Immaginiamo per un momento che il Molise non esista più. Niente Campobasso, niente Isernia, niente borghi sulle montagne, niente costa molisana. L'Italia continuerebbe a vivere, certamente. Ma sarebbe ancora esattamente la stessa Italia?

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Se il Molise scomparisse domani, cosa perderebbe l’Italia?

Una regione piccola, una perdita enorme

Facciamo un esperimento di fantasia. Domani mattina apriamo una carta geografica dell'Italia e scopriamo che il Molise è scomparso. Non parliamo di una fusione amministrativa con un'altra regione, ma della sparizione di tutto ciò che rappresenta: territorio, paesi, persone, tradizioni, paesaggi e memoria.

Qualcuno potrebbe osservare che l'Italia perderebbe una delle sue regioni più piccole, con una popolazione che rappresenta soltanto una piccola parte di quella nazionale. Dal punto di vista dei grandi numeri economici, forse il cambiamento sembrerebbe limitato.

Ma siamo davvero sicuri che il valore di un territorio possa essere misurato soltanto attraverso il numero degli abitanti, il prodotto interno lordo o la quantità di industrie presenti?

Se fosse così, dovremmo considerare inutili tutti quei luoghi che non producono grandi ricchezze economiche. Eppure sono proprio alcuni di questi territori a conservare parti fondamentali della nostra storia.

Scomparirebbe una parte della storia italiana

Senza il Molise perderemmo testimonianze straordinarie del passato. Pensiamo a Pietrabbondante, con il suo complesso monumentale sannitico, oppure ad Altilia, l'antica Saepinum, dove ancora oggi è possibile camminare tra le strade di una città romana.

Scomparirebbero castelli medievali, chiese antiche, monasteri, abbazie, tratturi e piccoli centri storici che raccontano secoli di trasformazioni.

Perderemmo anche una parte importante della memoria dei Sanniti, un popolo che seppe opporsi all'espansione di Roma e che contribuì alla storia dell'Italia molto prima della sua unificazione.

E non dimentichiamo che la storia non è custodita soltanto nei grandi monumenti. Esiste anche nelle case di pietra, nei portali scolpiti, nelle fontane pubbliche, nei vecchi mulini e nelle strade percorse per generazioni.

Ogni paese molisano possiede una storia particolare. Perderne anche uno soltanto significa cancellare un piccolo capitolo della memoria collettiva. Perderli tutti significherebbe eliminare un'intera biblioteca di ricordi.

L'Italia perderebbe un patrimonio naturale

Il Molise è un territorio in cui montagne, colline, vallate, fiumi e mare convivono in uno spazio relativamente ristretto.

Dalle Mainarde al Matese, dai boschi dell'Alto Molise fino alla costa adriatica, esiste una varietà di ambienti che rappresenta una ricchezza naturalistica spesso poco conosciuta.

Scomparirebbero paesaggi come quelli di Capracotta, le montagne di Frosolone, i boschi di Vastogirardi, le vallate attraversate dal Biferno e dal Trigno, le campagne del basso Molise e le spiagge di Termoli e Campomarino.

Verrebbero meno habitat importanti per numerose specie animali e vegetali, insieme a territori agricoli, sorgenti e corsi d'acqua che fanno parte di equilibri naturali molto più ampi dei confini regionali.

Non sarebbe soltanto una perdita per i molisani. Sarebbe una diminuzione della biodiversità, della varietà paesaggistica e del patrimonio ambientale italiano.

Perderemmo sapori che non si possono trasferire

Immaginiamo adesso una tavola italiana senza i prodotti tradizionali molisani.

Niente caciocavallo di Agnone, niente ventricina di Montenero di Bisaccia, niente pampanella di San Martino in Pensilis, niente tartufi raccolti nei boschi molisani, niente olio delle nostre colline e niente Tintilia del Molise.

Naturalmente molti prodotti simili esistono anche altrove. Ma una ricetta non è fatta soltanto di ingredienti.

È il risultato di un territorio, di un clima, di tecniche tramandate e di abitudini familiari che cambiano persino da un paese all'altro.

La cucina molisana non ha la notorietà internazionale di altre cucine regionali, ma possiede una sua identità. È una cucina spesso semplice, legata alla terra, alla pastorizia, alla stagionalità e alla capacità di utilizzare ciò che si aveva.

Perderla significherebbe impoverire quella straordinaria varietà gastronomica che rende l'Italia conosciuta nel mondo.

Scomparirebbero mestieri, tradizioni e conoscenze

Chi costruirebbe ancora le campane secondo l'antica tradizione di Agnone? Chi racconterebbe la storia delle zampogne di Scapoli o delle lame artigianali di Frosolone?

E che ne sarebbe delle feste popolari, dei riti religiosi, delle processioni, delle rappresentazioni tradizionali e delle celebrazioni che ogni comunità conserva con orgoglio?

Pensiamo ai Misteri di Campobasso, alla 'Ndocciata di Agnone, alle Carresi del basso Molise e alle tante feste patronali che continuano a riunire famiglie e interi paesi.

Alcune di queste tradizioni sono conosciute anche fuori regione. Altre sopravvivono grazie all'impegno di poche persone.

Sono patrimoni fragili, perché non basta conservarli in un museo o registrarli in un filmato. Per mantenerli vivi occorrono persone che continuino a praticarli e a trasmetterli.

Senza il Molise perderemmo anche questo: conoscenze che non sempre si trovano nei libri e che spesso passano direttamente dalle mani degli anziani a quelle dei giovani.

Perderemmo un modo diverso di vivere

Esiste poi qualcosa di meno visibile, ma altrettanto importante.

Il Molise rappresenta ancora, almeno in molti dei suoi piccoli centri, un modello di vita diverso da quello delle grandi città.

Un luogo dove le distanze tra le persone possono essere più brevi, dove il vicino di casa ha ancora un nome e dove alcune relazioni sociali resistono al cambiamento delle abitudini moderne.

Non bisogna però idealizzare questa realtà. Vivere in un piccolo paese può significare anche isolamento, mancanza di servizi, difficoltà nei trasporti e poche opportunità di lavoro.

Ma proprio questa contraddizione rende il Molise interessante: conserva qualità che molti abitanti delle grandi città cercano, pur dovendo affrontare problemi che altrove sono meno evidenti.

Se scomparisse, l'Italia perderebbe anche un territorio nel quale osservare il rapporto tra modernità e tradizione, tra spopolamento e desiderio di restare, tra necessità di cambiare e volontà di conservare la propria identità.

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E i molisani che vivono lontano?

C'è un'altra conseguenza che spesso dimentichiamo.

Il Molise non vive soltanto all'interno dei propri confini geografici.

Vive anche nelle famiglie emigrate a Roma, Milano, Torino, in Germania, in Argentina, in Canada, negli Stati Uniti e in tanti altri luoghi del mondo.

Ci sono persone nate lontano dal Molise che continuano a sentirsi legate al paese dei genitori o dei nonni.

Magari non parlano più il dialetto, non conoscono tutte le tradizioni e tornano soltanto durante l'estate. Eppure conservano un rapporto affettivo con una terra che considerano parte delle proprie origini.

Se il Molise scomparisse, che cosa accadrebbe a questo legame?

I ricordi continuerebbero a esistere, naturalmente. Ma verrebbe meno il luogo concreto al quale tornare, la piazza in cui ritrovare un parente, la casa dei nonni, il cimitero di famiglia, la festa del paese.

Sarebbe una perdita che nessuna statistica economica potrebbe misurare.

Ma l'Italia se ne accorgerebbe davvero?

Eccoci alla domanda forse più scomoda di tutto questo ragionamento.

Se il Molise scomparisse domani, quanti italiani si renderebbero immediatamente conto di ciò che hanno perduto?

Molti conoscono il Molise soprattutto attraverso la battuta secondo cui questa regione non esisterebbe. Altri sanno indicarne appena la posizione geografica.

Non è necessariamente disinteresse. È anche il risultato di una regione poco presente nei grandi circuiti turistici e nella comunicazione nazionale.

Eppure la scarsa notorietà non equivale alla mancanza di valore.

Un libro poco letto non è per forza un brutto libro. Un'opera d'arte sconosciuta non diventa meno importante. E un territorio poco visitato non perde la propria storia.

Forse il vero problema non è chiedersi quanto perderebbe l'Italia senza il Molise, ma perché così tanti italiani conoscano ancora così poco ciò che questa regione possiede.

Il Molise non deve scomparire per essere dimenticato

C'è però un aspetto che rende questa fantasia meno lontana dalla realtà di quanto sembri.

Il Molise non rischia di sparire fisicamente dalla carta geografica. Ma alcuni suoi paesi stanno progressivamente perdendo abitanti, attività commerciali e servizi.

Quando chiude una scuola, quando un negozio abbassa definitivamente la serranda, quando una casa rimane vuota e nessuno torna più ad abitarla, un piccolo pezzo di comunità rischia di andare perduto.

Un paese può continuare a esistere sulle mappe anche quando la sua vita quotidiana si è quasi spenta.

Questo è il pericolo più concreto: non una scomparsa improvvisa, ma un lento impoverimento umano e sociale che avviene sotto gli occhi di tutti.

Per evitarlo non bastano slogan e campagne pubblicitarie. Servono lavoro, collegamenti, servizi sanitari, scuole, infrastrutture e opportunità capaci di convincere le persone a restare o a tornare.

Conservare il passato è importante, ma un territorio ha bisogno soprattutto di costruire il proprio futuro.

Conclusione: quanto vale una regione?

Alla fine del nostro esperimento, possiamo richiudere la carta geografica e immaginare che il Molise sia tornato al suo posto.

Le montagne sono ancora lì, i paesi continuano a dominare le vallate, le campane suonano, le strade attraversano boschi e campagne, il mare continua a bagnare la costa.

Tutto sembra esattamente come prima.

Ma forse, dopo aver immaginato di perderlo, siamo finalmente in grado di guardarlo con occhi diversi.

L'Italia senza il Molise sarebbe certamente ancora l'Italia. Avrebbe ancora le sue grandi città, i suoi monumenti famosi, le sue industrie e le sue straordinarie bellezze.

Ma avrebbe una storia in meno da raccontare, tradizioni in meno da tramandare, paesaggi in meno da ammirare e migliaia di ricordi senza più un luogo al quale appartenere.

Perché il valore di una terra non dipende da quanto spazio occupa, ma da quanto sarebbe impossibile sostituire ciò che custodisce.

E forse la domanda più importante non è che cosa perderebbe l'Italia se il Molise scomparisse domani.

La vera domanda è: quanto del Molise siamo disposti a perdere, un poco alla volta, senza nemmeno accorgercene?

E tu, quale luogo, tradizione o ricordo del Molise consideri insostituibile? Che cosa mancherebbe di più se questa regione non esistesse?

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