Il Molise è davvero piccolo o siamo noi a raccontarlo così?
Piccolo rispetto a che cosa?
Quando si parla del Molise, la parola ''piccolo'' arriva quasi sempre per prima. Pochi abitanti, poche città, pochi collegamenti, poche grandi industrie. Una regione che spesso viene descritta attraverso ciò che non possiede, anziché attraverso quello che offre.
Con una superficie di circa 4.460 chilometri quadrati e una popolazione inferiore ai 300.000 abitanti, il Molise è effettivamente una realtà territoriale contenuta. Ma piccolo non significa necessariamente povero di storia, cultura, natura o possibilità.
Pensiamo a quanti paesaggi differenti si incontrano percorrendo questa regione: montagne, altopiani, boschi, colline, vallate, fiumi e infine il mare. In pochi chilometri il territorio cambia volto, clima, tradizioni e perfino linguaggio. Non è forse questa una forma di grandezza?
Una regione che raccontiamo sempre allo stesso modo
Il Molise viene spesso presentato attraverso immagini ricorrenti: borghi antichi, paesi spopolati, anziani seduti davanti alle case, feste tradizionali e piatti della cucina contadina. Tutto vero, tutto importante, ma non è tutto il Molise.
Esiste anche un Molise fatto di professionisti, artigiani innovativi, piccole imprese, giovani imprenditori, ricercatori e persone che ogni giorno cercano di costruire qualcosa senza abbandonare la propria terra.
Eppure queste storie ricevono spesso meno attenzione rispetto alla solita narrazione della regione dimenticata, isolata e destinata lentamente a scomparire.
Raccontare soltanto le difficoltà significa rischiare di trasformarle nell'unica identità possibile di un territorio.
Centotrentasei comuni, centotrentasei identità
Il Molise conta 136 comuni, distribuiti tra le province di Campobasso e Isernia. Molti sono piccoli, alcuni piccolissimi, ma ciascuno conserva caratteristiche proprie.
Agnone racconta una lunga tradizione artigianale; Sepino custodisce testimonianze straordinarie del mondo romano; Pietrabbondante conserva uno dei luoghi più significativi della civiltà sannitica. Termoli guarda verso l'Adriatico, mentre Capracotta vive il rapporto con la montagna e con le stagioni.
E poi ci sono Frosolone, Scapoli, Larino, Venafro, Carovilli e decine di altri centri che meriterebbero racconti, fotografie, approfondimenti e soprattutto attenzione.
Se ogni comune fosse un capitolo di un libro, il Molise avrebbe almeno 136 capitoli da leggere. E dentro ciascuno troveremmo altre storie, personaggi, mestieri e tradizioni. Davvero possiamo chiamare piccolo un libro che abbiamo appena cominciato a sfogliare?
Il confronto continuo con le altre regioni
Un altro errore frequente consiste nel confrontare continuamente il Molise con realtà molto più grandi. Si parla di turismo pensando alla Toscana, di industria guardando alla Lombardia, di città pensando a Roma o Napoli.
Ma perché il Molise dovrebbe necessariamente assomigliare a qualcun altro?
Non possiede grandi metropoli e non dispone delle stesse infrastrutture delle regioni economicamente più forti. Sono limiti concreti che non possiamo ignorare. Ma possiede anche caratteristiche che altrove sono diventate rare: territori poco urbanizzati, paesaggi ancora riconoscibili, centri storici a misura d'uomo e un rapporto diretto con la natura.
Naturalmente la tranquillità non sostituisce un ospedale, una scuola o una strada sicura. La qualità della vita richiede servizi, opportunità e collegamenti efficienti. Tuttavia, migliorare ciò che manca non significa rinunciare a ciò che rende particolare questa regione.
Il problema di sentirsi sempre gli ultimi
Esiste poi una questione più delicata, che riguarda il modo in cui gli stessi molisani parlano della propria terra.
Quante volte sentiamo dire che qui non c'è niente, che bisogna andare altrove per trovare qualcosa, che tutto funziona meglio fuori dai confini regionali?
Alcune critiche sono giustificate. La mancanza di lavoro, lo spopolamento, le difficoltà dei trasporti e la riduzione di determinati servizi sono problemi reali. Sarebbe sbagliato nasconderli dietro una fotografia di un bel panorama.
Ma esiste una differenza enorme tra riconoscere un problema e convincersi che non esista alcuna possibilità di miglioramento.
Una comunità che continua a descriversi soltanto come debole rischia, con il tempo, di smettere perfino di immaginare un futuro differente.
La grandezza delle piccole cose
Forse siamo abituati a misurare l'importanza di un luogo attraverso i grandi numeri: milioni di visitatori, enormi centri commerciali, grattacieli, aeroporti internazionali e grandi eventi.
Ma quanto vale una bottega che conserva un mestiere antico? Quanto vale una ricetta tramandata da tre generazioni? Quanto vale un sentiero che attraversa un bosco rimasto quasi immutato?
E quanto vale un paese nel quale le persone conoscono ancora il nome dei propri vicini?
Non sono domande romantiche. Sono interrogativi sul significato che attribuiamo alla parola ricchezza. Perché non tutto ciò che conta può essere misurato attraverso una statistica economica.
Il Molise non ha bisogno di diventare grande
Probabilmente il futuro del Molise non dipende dalla possibilità di diventare una regione molto popolosa o industrializzata. Dipende piuttosto dalla capacità di utilizzare meglio le risorse che già possiede.
Valorizzare le produzioni locali, sostenere chi apre un'attività, migliorare i collegamenti, investire nella tecnologia, recuperare gli edifici abbandonati e rendere più accessibile il patrimonio culturale sono obiettivi concreti.
Anche il turismo può crescere senza trasformare ogni borgo in un parco divertimenti. Un territorio può accogliere visitatori e contemporaneamente rimanere un luogo autentico nel quale vivere.
La vera sfida non è attirare milioni di persone per qualche giorno, ma creare condizioni che permettano a chi vive qui di restare e a chi è partito di poter scegliere di tornare.
Forse dobbiamo cambiare il nostro racconto
Immaginiamo per un momento che, invece di iniziare ogni descrizione del Molise parlando di ciò che manca, cominciassimo da ciò che esiste.
Non per nascondere i problemi, ma per costruire un'immagine più completa e più giusta della nostra regione.
Potremmo raccontare chi resta, chi ritorna, chi inventa un lavoro, chi recupera una casa, chi coltiva un terreno, chi mantiene aperta una bottega e chi prova a dare nuova vita a un paese.
Potremmo parlare anche degli errori, delle occasioni perdute e delle responsabilità politiche e amministrative. Ma senza dimenticare le persone che continuano a costruire qualcosa.
Conclusione: piccolo sulla carta, molto più grande nella realtà
Il Molise è piccolo? Geograficamente sì. Demograficamente anche. Negarlo non avrebbe alcun senso.
Ma una regione non è soltanto una superficie colorata su una cartina geografica. È l'insieme delle persone che la abitano, delle storie che conserva, delle trasformazioni che attraversa e delle possibilità che ancora non ha saputo realizzare.
Forse abbiamo trascorso troppo tempo a domandarci perché il Molise sia così piccolo e troppo poco a chiederci quanto potrebbe diventare importante senza perdere la propria identità.
Perché il vero limite di un territorio non è necessariamente la sua dimensione. A volte è lo spazio che siamo disposti a concedergli nella nostra immaginazione.
Il Molise non deve dimostrare di essere grande come le altre regioni. Deve soltanto smettere di essere raccontato come se avesse poco da offrire.
E voi cosa ne pensate?
Il Molise è davvero penalizzato dalle sue piccole dimensioni oppure siamo noi, per primi, a sottovalutarne le potenzialità? Qual è la cosa che rende grande il vostro paese o la vostra città, anche se non compare nelle classifiche nazionali?
Raccontate la vostra esperienza: forse per cambiare l'immagine del Molise dobbiamo cominciare proprio dalle nostre storie.