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Ferragosto in alto Molise: respiro di vetta e festa

Ferragosto in alto Molise: respiro di vetta e festa

Tra sentieri, campane lontane e piazze in fermento: un giorno che sa di vento buono. Stamattina la montagna del Molise s’è svegliata prima di tutti: una pennellata d’azzurro più chiaro sul cielo, l’ombra dei faggi ancora lunga e l’odore dell’erba bagnata che racconta promesse di sole.

Ferragosto in alto Molise: respiro di vetta e festa

È Ferragosto, e il passo s’allunga da solo: ogni sentiero sembra una riga di poesia, ogni curva un invito a guardare più in là. I paesi d’alta quota si stirano piano: le porte si aprono, le nonne mettano a prendere aria le tovaglie migliori, i bambini corrono con il cappellino storto e un gelato già a metà.

In piazza qualcuno accorda una chitarra, poco più su un gruppo di camminatori stringe gli scarponi: chi va verso il bosco per ascoltare il silenzio che batte come un cuore; chi resta in paese, attratto dalle bancarelle che srotolano formaggi, miele scuro, pani caldi che profumano di forno antico. Una banda prova due note, poi un’altra: la musica sale e scende dai vicoli come un fiume gentile, portando con sé il sorriso dei passanti. Gli artigiani mostrano coltelli lucidi come specchi d’acqua, le mani segnate ma leggere, e raccontano storie che solo qui sembrano vere fino in fondo.

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Sui prati alti gli aquiloni partono che è un piacere: si tengono al filo come pensieri testardi, poi improvvisano una danza contro il blu. Più tardi qualcuno arrostisce, qualcuno apparecchia sull’erba. Il caciocavallo sfrigola piano, il vino fa cerchio nei bicchieri, il pane si spezza in fette spesse: è la grammatica semplice della festa, dove ogni gesto è un “noi” pronunciato senza fretta. Qualcuno tira fuori una zampogna, e la nota che ne esce ha il colore dell’ambra: ci passa dentro una nostalgia antica, ma oggi non fa male, anzi, scalda.

I pomeriggi di Ferragosto, quassù, hanno una lentezza che non pesa. Il sole fila tra le foglie come seta chiara, le parole si posano leggere sulle panchine, e basta alzare gli occhi per sentirsi più larghi. Poi arrivano le risate: un gioco per bambini, un ballo improvvisato, una tombola che fa eco dal portico del municipio. E quando l’aria si rinfresca, l’odore del legno torna a farsi vicino: sulle pietre dei vicoli rimane la luce dorata, e d’improvviso sembra che il paese intero respiri all’unisono.

La sera, la montagna diventa teatro. Le stelle prendono posto una a una, la luna si sistema dietro la cresta scura, e la musica — piccola o grande che sia — trova il suo modo di dire grazie. C’è chi racconta leggende di lupi che insegnano a non avere paura, chi promette che domani si sale ancora, fino a sfiorare il confine dove il cielo comincia davvero. Ferragosto in alto Molise è questo: una pagina di vita che si scrive col passo, col pane, con gli abbracci. E quando scende l’ultimo applauso, resta nell’aria quell’idea semplice e potente: che la felicità, a volte, ha l’odore dell’erba alta e il suono buono di una piazza piena.

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